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Regione dell'Italia peninsulare compresa tra l'Appennino Centrale e la costa adriatica, nel tratto limitato dalle foci dei fiumi Tronto a nord e Trigno a sud. Comprende le province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo. Diviso fino al 1927 in tre province, Abruzzo Citeriore, Abruzzo Ulteriore I e Abruzzo Ulteriore II, con capoluoghi rispettivamente Chieti, Teramo e L'Aquila, costituì fino al 1963 un'unica regione con il Molise. La regione può essere suddivisa in due sezioni, con caratteristiche assai diverse. Quella occidentale, montuosa e costituita da rocce calcaree con evidenti fenomeni carsici, supera lo spartiacque appenninico formato dai Monti della Laga, dal Gran Sasso e dal massiccio della Maiella, e include gli alti bacini del Liri e del Salto, tributari del Mar Tirreno, il versante orientale dei monti Simbruini e della Meta, e gli ampi bacini interni del Fucino , di Sulmona e del Piano delle Cinquemiglia, separati fra loro dalle catene del Velino (2487 m), del Sirente (2349 m) e della Montagna Grande (2151 m). La sezione orientale è formata da un'ampia fascia collinare subappenninica, costituita da terreni argillosi e arenacei cenozoici, fortemente incisi dall'erosione. Essa declina dolcemente fino alla costa, orlata da ampie spiagge sabbiose, interrotte dalle frequenti foci dei fiumi. I rilievi montuosi condizionano l'impostazione della rete idrografica abruzzese. I corsi d'acqua hanno all'interno un andamento longitudinale e successivamente si aprono un varco attraverso profonde gole trasversali (gole di Popoli, di Barrea) per scorrere in seguito, quasi paralleli tra loro, trasversalmente al rilievo. I principali fiumi sono: l'Aterno-Pescara, il Sangro e il Vomano, tutti tributari del Mar Adriatico. Il clima della regione è condizionato dall'altitudine e dalla disposizione dei rilievi. Il versante appenninico rivolto all'Adriatico è caratterizzato da una temperatura media annua variabile tra i 12 e i 16 ºC, mentre sul versante occidentale la media raramente raggiunge i 12 ºC. Le precipitazioni sono abbondanti sui rilievi esposti alle influenze del Tirreno, piuttosto scarse nell'interno. La morfologia della regione ha determinato differenze ben marcate nella distribuzione della popolazione. Nell'interno i centri si sono sviluppati particolarmente in corrispondenza delle più vaste conche intermontane: è il caso dell'Aquila, di Sulmona, di Avezzano. I maggiori addensamenti si verificano tuttavia lungo la fascia costiera; le città (Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Vasto), sorte generalmente come centri pescherecci, si sono sviluppate anche come stazioni climatiche e balneari. Le città della fascia collinare sono Teramo e Chieti, entrambe capoluoghi di provincia (gli altri capoluoghi sono L'Aquila e Pescara). La situazione demografica abruzzese, caratterizzata nel decennio intercorso tra il 1961 e il 1971 da una diminuzione della popolazione del 3,3%, ha fatto registrare a partire dagli anni Ottanta un'inversione di tendenza: nel 1981 il numero degli abitanti era di 1.217.791 unità, con un aumento del 4,4% rispetto al 1971, e dati successivi hanno confermato questo ritmo di crescita (1.257.988 ab. nel 1987). Tale ripresa è legata da una parte al fenomeno dei "rientri" (il movimento migratorio presenta ormai saldi attivi sia con l'estero che con l'interno), dall'altra parte a una debole natalità (9,4‰ nel 1987) e a una mortalità stabilizzatasi intorno al 9-9,5‰ annuo. All'interno della regione stessa il fenomeno migratorio è consistito in un massiccio spostamento di popolazione, ormai difficilmente reversibile, dalle zone altocollinari e montane verso le aree economicamente più avanzate (fascia litoranea, valle del Pescara, Marsica). La struttura economica abruzzese negli ultimi decenni si è dimostrata globalmente come la più vitale e dinamica del Mezzogiorno, giungendo a costituirne oggi una delle realtà più solide. Industria e terziario (rispettivamente 28 e 57% del valore aggiunto) sono di crescente importanza rispetto ad attività tradizionali quali agricoltura e pastorizia. Dagli anni Cinquanta l'economia di sussistenza della media e alta montagna è entrata in grave crisi per la scarsa produttività del lavoro ed il conseguente spopolamento, proseguito per tre decenni. Ne ha fatto le spese in primo luogo l'allevamento ovino, in piena decadenza, ma riduzione del pascolo, per estensione del coltivo, e mancata razionalizzazione settoriale hanno colpito la zootecnia più in generale con una costante e sensibile riduzione dei capi. Nelle conche intermontane favorite da buona disponibilità di acque, i piccoli campi a cereali e patate dell'interno e il seminativo, predominante sulle colline subappenniniche, lasciano maggior spazio a oliveti, vigneti e frutteti; le colture dell'altopiano del Fucino (carota, patata, barbabietola da zucchero, ) e della fascia costiera (orticoltura e seminativi irrigui) riqualificano in senso tecnologicamente più moderno un'agricoltura nel complesso ancora poco produttiva, con un'alta percentuale di addetti (15%). Zafferano e liquirizia ne sono i prodotti più tipici; più forte peso economico hanno uva e cereali. Di rilievo è il settore energetico, che esporta nelle regioni vicine; grandi invasi (tra cui il l. di Campotosto e quello di Barrea) e centrali anche di notevole potenza, come quelle di Provvidenza, San Giacomo e Montorio (oltre 100.000 kW), fanno della regione la principale produttrice di energia idroelettrica del Centro-Sud; altra risorsa è il metano (a Vasto, Cellino e Vomano). Lo sviluppo industriale, avviatosi nel dopoguerra principalmente nella Val Pescara e nella conca del Fucino (Avezzano), si è consolidato negli anni Settanta, grazie alla vitalità della piccola e media impresa sempre più meccanizzata, capace di trovare sbocco nell'export e di garantire quindi redditi elevati, oltre che il contenimento della disoccupazione (11% circa). L'insediamento di potenti gruppi nazionali (Micron ad Avezzano, Fiat a Sulmona e Vasto) non è però riuscito a stimolare la nascita di un indotto tecnologicamente adeguato: ridotta autonomia imprenditoriale e relativa specializzazione in rami tradizionali (alimentare, legno, tessile e abbigliamento, laterizi) caratterizzano una struttura industriale che ha permesso a diversi indicatori economici (reddito pro capite, consumi, ecc.) di staccarsi da quelli del Meridione, ma ha pure accentuato il dualismo fra le più sviluppate ed economicamente vivaci aree costiere e quelle, anche fisicamente più isolate, dell'interno, in cui le zone più vitali sono costituite dai bacini intermontani dell'Aquila, Avezzano e Sulmona. Effetti simili ha avuto anche la recente crescita del movimento turistico che, a parte alcuni centri montani e il Parco Nazionale d'Abruzzo,appare indirizzato soprattutto verso le località balneari comprese fra Roseto e Vasto. I giacimenti di Valle Giumentina, Svolte di Popoli e Madonna del Freddo rappresentano le fasi più antiche della preistoria dell'Abruzzo con industrie a bifacciali riferite a fasi medio-arcaiche dell'Acheuleano e complessi su scheggia con caratteri clactoniani. Il Paleolitico medio è rappresentato da strumenti litici di tipo musteriano e levalloisiano, provenienti per la maggior parte da giacimenti all'aperto. Verso la fine dell'ultimo periodo glaciale è testimoniata in Abruzzo la presenza di numerose genti del Paleolitico superiore: stanziate sia lungo la costa adriatica sia nelle regioni più interne, tra cui quella del Fucino, si dedicavano prevalentemente alla caccia. Dopo un periodo di transizione riferibile al Mesolitico, si registrano anche in Abruzzo numerose testimonianze della presenza di genti neolitiche. Tipiche soprattutto la facies culturale di Ripoli, con abbondante produzione ceramica, e quella di Ortucchio, analoga a quella marchigiana di Conelle. Nell'Età del Bronzo la regione è partecipe della facies culturale appenninica; alla fine di tale periodo vanno segnalati la nascita dei primi abitati d'altura e i ricchi ripostigli attestanti una fiorente attività metallurgica nella zona del Fucino. Nell'Età del Ferro compaiono le grandi necropoli di Campovalano e Alfedena, in cui le tombe a circolo e i ricchi corredi documentano il formarsi di una stratificazione sociale all'interno delle comunità protostoriche. L'Abruzzo, sede di numerose popolazioni di stirpe italica (Sabini, Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini, Frentani e Sanniti), entrò nell'orbita romana fin dalla seconda guerra sannitica (304 a. C.). Se da un lato l'influenza di Roma stimolò un certo progresso economico, demografico e delle vie di comunicazione, dall'altro l'avidità della grande aristocrazia militare e senatoriale scatenò la reazione delle popolazioni che, guidate dai Marsi e riunite in una federazione con capitale Corfinio, insorsero nella guerra sociale (90-88 a. C.). Ottenuta la cittadinanza romana, la regione fu incorporata in un'organica unità amministrativa all'inizio dell'impero quando Augusto, divisa l'Italia in undici regioni, comprese quasi interamente l'attuale Abruzzo nella IV di esse, chiamata dapprima Sabina Samnium e poi provincia Valeria. Devastato e conquistato dai Longobardi (sec. VI), l'Abruzzo fu aggregato al Ducato di Spoleto e passò quindi col Ducato stesso sotto la dominazione franca che, pur lasciando sostanzialmente immutata la situazione, l'organizzò in comitato autonomo, la Marsica, con capitale Celano. La regione venne poi lentamente penetrata dai Normanni (dal 1140), che si videro infine riconosciuta la conquista da papa Adriano IV (Trattato di Benevento, 1156). Ai Normanni seguirono ben presto (1194) gli Svevi e con essi l'Abruzzo, posto al confine tra i loro territori e quelli della Chiesa, acquistò importanza strategica nelle lotte tra impero e papato; sul suo territorio, percorso da eserciti di ogni sorta, si decise (Tagliacozzo, 1268) la sorte degli Svevi e la regione passò, con tutta l'Italia meridionale, agli Angiò cui seguirono poi Durazzeschi e Aragonesi. Sotto il dominio spagnolo risentì della generale decadenza e prese parte alla rivolta di Masaniello (1647). Passato infine ai Borboni (1734), dopo un breve dominio austriaco (1707-34), fu diviso in tre province (i tre Abruzzi) denominate rispettivamente Ulteriore I (Teramo), Ulteriore II (L'Aquila) e Citeriore (Chieti). Sotto il governo borbonico questa regione rimase, salvo il breve periodo napoleonico e della Repubblica Partenopea, fino al 1860 quando venne unito all'Italia con il resto del Regno di Napoli. Dall'antichità al medioevo fiorì isolata una civiltà artistica che non trova legami con le altre più evolute manifestazioni dei popoli italici. Fra le testimonianze più antiche (sec. VI-II a. C.) sono resti di insediamenti fortificati, necropoli e altri reperti archeologici tra cui primeggia, per la sua potenza stilistica, l'enigmatica statua del Guerriero di Capestrano (sec. VI a. C., Chieti, Museo Archeologico Nazionale) . Con l'avvento del dominio di Roma, che nei primi contatti con gli Italici è documentato nei resti di alcuni monumenti (santuario di Ercole Curino presso Sulmona, Juvanum e Alba Fucens), la fisionomia degli antichi centri muta: lo attestano le numerose vestigia rimaste, tra cui il teatro di Chieti, l'anfiteatro e il teatro di Amiternum, le colonne corinzie e la stessa base romana della chiesa di S. Pietro di Alba Fucens. Dopo la fine dell'impero e le varie distruzioni, soltanto in età bizantina è attestata una certa attività artistica (S. Maria Aprutiensis a Teramo), intensificatasi poi in età longobarda e carolingia (S. Giovanni in Venere, S. Pietro ad Oratorium, S. Clemente al Vomano, poi distrutte e ricostruite in epoca romanica, sec. XII-XIII). Con la fioritura dell'edilizia benedettina, di cui ben poco rimane (S. Liberatore a Maiella), vengono a costituirsi, influenzate dalla presenza dei lapicidi lombardi, le prime scuole locali di artisti e artigiani, che avranno poi una rigogliosa ramificazione nella regione con attivissime scuole minori come quelle di Valva e Casauria. L'architettura romanica si diffonde attraverso l'opera di maestranze lombarde, ma si sviluppa come elemento tipico della regione la facciata a coronamento orizzontale, che persisterà fino a tutto il sec. XIV. Particolare importanza ha la ricerca di effetto pittorico, ottenuto mediante la scultura o la decorazione policroma (che indica dei probabili influssi veneto-bizantini). L'aspetto ornamentale trova ricca affermazione nel rivestimento di absidi e nel coronamento di portali e finestre (Basilica Valvense a Corfinio, 1104-24 , S. Clemente a Casauria, 1176). Alla manodopera borgognona si devono le più significative realizzazioni d'architettura gotica cistercense: la chiesa abbaziale di S. Maria d'Arabona a Manoppello fondata nel 1208, quella poi distrutta di S. Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana, l'interno del duomo di Atri e il presbiterio di S. Maria Maggiore a Lanciano. Se all'Aquila (tranne la chiesa di S. Domenico di manodopera francese) mal s'inserisce nei tradizionali schemi del romanico il gotico importato da Napoli (emblematica è la facciata di S. Maria di Collemaggio, iniziata nel 1287 ), ad Atri maestri locali (Raimondo di Poggio e Rainaldo da Atri) operano (1302-1305) con ben diverso risultato l'innesto dell'elegante stile francese nel severo contenuto degli schemi romanici. Su questo indirizzo il gotico penetra nel Chietino, a Guardiagrele, Lanciano e Teramo.Una caratteristica a sé assume la sobria architettura francescana, a una sola navata a copertura lignea. Più che la scultura medievale, di cui i maggiori esponenti sono Ruggero, Roberto e Nicodemo, che dalla metà del sec. XII eseguono cibori e amboni, è la pittura che si afferma attraverso importanti cicli di affreschi, da quelli benedettini di S. Pietro a Oratorium (sec. XII) alle pitture tardo bizantineggianti (1190) di Luca Pallustro da Lanciano, all'affresco del 1237 di Armanino da Modena (Museo dell'Aquila). Già gotici sono gli affreschi di Bominaco (1263) e quelli di S. Giovanni in Venere (fine del sec. XIII).Arte: dal RinascimentoLento e ritardato si attua l'accoglimento del linguaggio rinascimentale, che nella pittura trova il suo più grande assertore nell'abruzzese Andrea Delitio (affreschi nella romanica cattedrale di Atri, ca. 1481) e più tardi in altri artisti, quali Pietro Alamanno, Giovannantonio da Lucoli e l'eclettico Cola dell'Amatrice. Dalle correnti del Rinascimento toscano giungono, e tardi attecchiscono nel substrato gotico, le nuove forme architettoniche: palazzo dell'Annunziata (che conserva insieme aspetti gotici, rinascimentali e barocchi) e la fontana del Vecchio (1474) a Sulmona; Palazzo Ducale di Tagliacozzo, castelli di Celano e di Capestrano e, all'Aquila, la rinascimentale-barocca chiesa di S. Bernardino. Se più complesso appare lo sviluppo della scultura nel Quattrocento, sottolineato dalla presenza di artisti diversi (Gualtiero d'Alemagna e il lombardo Giovanni de' Rettori), questa si rivela tuttavia il campo più valido per l'affermarsi di artisti locali, come Nicola da Guardiagrele, pittore e orafo, che rinnovò il modello delle tradizionali croci di processione abruzzesi (croce del Museo Diocesano dell'Aquila, 1434; paliotto della cattedrale di Teramo, 1433-48) e Silvestro dell'Aquila (sepolcro Camponeschi, 1496, e mausoleo, 1505, nella chiesa di S. Bernardino all'Aquila). Nel Cinquecento giungono nuovi maestri a vitalizzare l'arte dell'A.: Girolamo da Vicenza, il comasco Paolo de Garviis, lo spagnolo Scrivá; seguiti più tardi dall'apporto di altri artisti del periodo della Controriforma. Nel sec. XVII la maiolica giunge a risultati di notevole valore artistico, specialmente con la dinastia dei Grue, che operavano nell'antica manifattura di Castelli. L'architettura barocca si attua con un'esuberanza di forme che invade ordini e stili di antica tradizione, affiancata da una ricca decorazione pittorica che si avvale dei nomi di L. Giordano e F. Solimena, oltre che da una splendida plastica di anonimi maestri locali. Ai pochi esempi dell'arte neoclassica seguono quelli della pittura dell'Ottocento nel nuovo verismo lirico di Michetti e dei Palizzi. L'Abruzzo rivela nelle sue usanze ascendenze arcaiche e antichissime, conservate nell'ambito della tradizione cristiana. Entro il ciclo della vicenda umana, accanto al trasferimento del corredo della sposa sopra un carretto dipinto, sta "la partenza", canto nuziale che dice il dolore della figlia nell'abbandonare la casa paterna (fedelmente lo riprese D'Annunzio ne La figlia di Iorio). Il pianto funebre è pure conservato in alcune zone e nel territorio di Penne si son fatte registrazioni su nastro: una donna della famiglia, preferibilmente una prefica di mestiere, guida il lamento dei congiunti. Entro il ciclo annuale del tempo, caratteristica presenza di antichissimi riti agrari e propiziatori è la festa dei serpari in onore di San Domenico Abate, a Cocullo, il primo giovedì di maggio. Con probante dimostrazione gli studiosi sono risaliti al culto della dea Angizia, venerata nell'antica Marsica. Non meno significativa è la festa di San Zopito a Loreto Aprutino il lunedì di Pentecoste: qui un bove recante sul dorso un fanciullo alato viene fatto inginocchiare davanti all'ingresso della chiesa (in passato, davanti all'altare). La festa del Saracino, che si svolge nel mese di maggio a Villamagna (Chieti), risale anch'essa ai riti propiziatori e conserva forme drammatiche e coreutiche (vi si balla una moresca) di un antico cerimoniale. Il presepe vivente di Rivisondoli è infine un vivace esempio di genuina tradizione cristiana. A Scanno il costume femminile conserva le sue fogge più note negli eleganti copricapi e nelle amplissime gonne. Non sono da meno i costumi di Pettorano sul Gizio. L'arte popolare ha due centri interessanti, e noti per vivacità di invenzione, a Pescocostanzo, dove si producono tappeti su telai a mano che intrecciano antiche decorazioni di cui sono protagonisti i simboli della sirena, del liocorno e della svastica, e a Castelli, dove dal 1500 si tramanda una ricca produzione di ceramiche. L'Abruzzo fornisce alcuni prodotti gastronomici particolarmente pregiati, quali paste alimentari, olio, zafferano, pesce, cacciagione, uva da tavola e formaggi (scamorze, caciocavalli, pecorino, burrini). La cucina abruzzese, fedele alle tradizioni di sobrietà e semplicità della sua terra, ha conservato una caratterizzazione pronunciata nelle molte specialità locali dai sapori piccanti e genuini, alcune diventate notissime (maccheroni alla chitarra), altre rimaste nei confini regionali, come i pappicci di Teramo (tagliolini), le mazzarelle di Teramo e le zurlette di Chieti (budella di agnello o di capretto ripiene), la ventricina di Chieti, ecc. Eccellenti sono le preparazioni del pesce: il brodetto, i roscioli (triglie) allo spiedo di Pescara, lo scapece e le carpeselle di Vasto. Molto diffusa è la pasticceria, sia casalinga (cicerchiata, zeppole e taralli nel Chietino, pizzelle, scarponi e mostaccioli nell'Aquilano) che industriale: i confetti di Sulmona, il torrone al cioccolato dell'Aquila, il parrozzo di Pescara, ecc. Limitata è la produzione di vini (Montepulciano, Trebbiano, Cerasuolo), mentre noti anche fuori della regione sono alcuni liquori, tra cui il Centerbe di Tocco da Casauria, l'Aurum di Pescara, il Corfinio di Chieti. In Abruzzo di rilevante importanza faunistico-ambientale abbiamo il Parco Nazionale d'Abruzzo con Pescasseroli, principale centro per il turismo. Questo si estende per circa 40.000 ettari su una regione montuosa a cavallo dello spartiacque appenninico, nel territorio della provincia dell'Aquila e, in parti minori, in quello delle provincie di Isernia e di Frosinone.
 
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