Grazie Greg, dai lettoriGreg Cohen, e' uno dei piu' grandi contrabbassisti del mondo, dotato di una tecnica straordinaria e di grande capacita' di sorprendere e improvvisare. Compositore, arrangiatore, Greg Cohen fa parte di diritto della storia della musica. Ha suonato infatti con i piu' grandi musicisti al mondo, da Bill Frisell a Lou Reed, da Randy Newman a Elvis Costello per non parlare di Tom Waits, col quale ha una collaborazione strettissima sin dal 1980. Cohen ha inoltre composto musiche per teatro e colonne sonore di film ("Pomodori verdi fritti" di Jon Avnet, "Cosi' lontano cosi' vicino" di Wenders ecc.). Metti un paese del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, due cuori nati per la musica, pochi intimi e il gioco e' fatto. Mimmo Locasciulli e Greg Cohen hanno letteralmente incantato la platea dei 180 uditori che hanno avuto la fortuna, e il coraggio, di raggiungere Civitella Alfedena per il concerto gratuito.

"Un regalo dell'amministrazione comunale", afferma Giancarlo Massimi, sindaco di Civitella Alfedena, paese che ha ospitato l'evento musicale, quando rimarca l'importanza nel proporre spettacoli di rilievo nazionale anche nel piu' piccolo paese del Parco d'Abruzzo. "Mai piegarsi - continua Massimi - davanti alle logiche che vorrebbero certe manifestazioni collocate nei calendari agostiani, quando a deliziarsi sarebbero solo i turisti. Noi puntiamo al territorio, soprattutto quando l'evento e' 'targhettizzato' ai fruitori dell'Alto Sangro". Bhè, non la sbaglia Massimi, vista la sala quasi gremita, anche con spettatori giunti da Chieti e Pescara, oltre ai molti abitanti del Parco, qualche turista e tre testate accreditate per l'evento, La Cronaca d'Abruzzo, Park News e L'Indiscreto. Mimmo Locasciulli sale sul palco del teatro "Orsa Maggiore", a Civitella Alfedena, intorno alle 19 e 30. Cappello nero, giacca nera, mezzo stivaletto nero. Bottiglia d'acqua al fianco e molte melodie da raccontare al pubblico. Greg Cohen, asettico e poco incline alle moine da palco, sfoggia la consueta "manona" che percuote, pervade e ammaestra le corde del contrabbasso. Delicato, quasi etereo, con la sua tecnica ammalia il pubblico, soprattutto quando si cimenta in assolo jazzanti. E' il giusto connubio quello che vede Locasciulli e Cohen sul palco. Ognuno dei due "ha da dire la sua", con fraseggi, incisi, andanti e lenti. Lo spettacolo nello spettacolo con un repertorio che non tocca il nuovo lp "Sglobal". Ma non se ne hanno a male gli spettatori, anzi, applaudono quasi con timore reverenziale, increduli che un piccolo paese possa ospitare un evento di tale levatura.

Ma come tutti i bei momenti anche questo finisce. Dopo "1904", traduzione di Locasciulli del brano di Bune Hubner, pezzo lento, ma strutturato e robusto nella sua apparente esilita', si placano gli animi. Tutto si interrompe, ma non bruscamente, e' piu' un'arrivederci che un'addio. Cohen ripone lo strumento con religiosa cura, Locasciulli smette i panni da menestrello e reindossa la sobria giacca in trama bianco e grigio. Trascorre un minuto in sala, osservando un rigoroso silenzio, e tutti si rendono conto che lo spettacolo e' davvero finito. Quando accadra' un nuova magia in Alto Sangro? Per adesso godetevi la dedica.