
Il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, tre regioni un parco: natura, storia, tradizioni.VERSANTE ABRUZZESE - La parte abruzzese del parco è la più estesa. A nord la Valle del Giovenco unisce le zone collinari e pianeggianti dell'alta marsica e la valle in quota del fiume Sangro, il centro geografico, naturale e paesaggistico del Parco. Il Giovenco ha scavato nel tempo le pendici ripide della Montagna Grande, ed è su queste pendici che una civiltà rurale e pastorale si è costruita ed evoluta lentamente negli anni. Diversi villaggi si incontrano lungo la valle: Ortona dei Marsi con il suo centro storico di vecchie case di pietra raccolto su uno sperone roccioso, il villaggio di San Sebastiano con le sue strette strade lastricate e un'atmosfera silenziosa fatta di semplicità e di dignità umana e Bisegna

che domina tutta la valle sottostante e da cui lo sguardo si distende sui profili montuosi del Sirente e sulle creste del Gran Sasso. Risalendo il corso del fiume ci si immerge nelle prime foreste di faggio che ammantano il monte Pietra Gentile e l'altopiano del Templo. Molti itinerari per escursioni attraversano i boschi e le radure di Terraegna. Queste foreste sono spesso il regno dell'
orso, che le percorre nelle ore della notte e del primo mattino. L'alta valle del Sangro è il cuore del Parco, e questo fiume, che in autunno e primavera scorre con un vigore selvaggio allagando spesso i pianori circostanti, ha profondamente segnato la storia paesaggistica, naturale e culturale di queste terre. I suoi affluenti laterali hanno scavato nel tempo vallate e conche boscose tra le più belle del Parco.

La storia della civiltà rurale e pastorale locale si è sviluppata traendo nutrimento dalle sue acque e la lavorazione della terra si è concentrata soprattutto lungo le sue rive. L'allevamento ovino era l'attività economica più sviluppata e intorno alla quale gravitava tutto il piccolo universo sociale della valle. Il centro abitato di
Pescasseroli è circondato da una cornice meravigliosa di montagne. Adagiato ai piedi della cresta Schienacavallo, del
Monte Tranquillo e dell'imponente massiccio del Monte Marsicano, costituisce la comunità locale più importante. E' la sede del Parco. Il suo centro storico, ben conservato, restituisce un'atmosfera autentica di semplicità ed essenzialità culturale nel disegno dei vicoli e in una architettura di solide murature di pietra. Molto interessanti sono i ruderi del Castel Mancino e la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo. Lo sviluppo medievale e moderno della pastorizia transumante fece del villaggio una stazione celebre sulla via dei tratturi. Dai boschi della Difesa e del Monte Tranquillo si può visitare un'antico santuario immerso nel fitto dei faggi. Escursioni affascinanti si inoltrano tra le foreste e le creste del massiccio del Monte Marsicano,

nella valle di Prato Rosso e nella stretta e scoscesa Valle della Corte. Più a nord le radure della cicerana di Lecce nei Marsi sono luoghi magici, e i suoi boschi custodiscono tutti gli esemplari più preziosi della fauna e della flora del Parco. Oltre il monte Marcolano, i Prati d'Angro di Villavallelonga sono un angolo segreto di bellezza selvaggia. Qui l'
orso è di casa nelle faggete fittissime e inviolate e tra i prati assolati racchiusi dal bosco. Verso Gioia dei Marsi, lo stretto Vallone di Macrana offre rifugio all'Aquila reale. Scendendo lungo il corso del fiume Sangro, compare lo sperone roccioso che ospita Opi, un paesino delizioso dall'interessantissima struttura architettonica. La parte più antica dell'abitato si affaccia sulla Foce, una stretta gola attraversata dal Sangro. Diversi e interessanti sono gli itinerari naturalistici: L'altopiano della Macchiarvana è da visitare, specialmente in primavera e in autunno, quando il bosco cambia di aspetto colorandosi dei toni caldi del rosso, dell'ambra e dell'oro.

Dal valico di Forca d'Acero inizia la cresta delle Pietre Rosse e della Valle Inguagnera. Dal monte San Nicola si apre l'anfiteatro montuoso della Sella delle Gravare, dei tre Mortari e del Monte Amaro: la conca dell'anfiteatro è la famosa Val Fondillo, uno dei luoghi più suggestivi del Parco. I due itinerari che l'attraversano regalano sensazioni speciali: i prati illuminati dalla luce del sole, le fronde basse dei faggi, il torrente Fondillo e il suo frusciare inconfondibile nel sottobosco dipingono un paesaggio magico e indimenticabile. Più a sud si scopre il gruppo montuoso della Camosciara, una spettacolare e rara formazione dolomitica che racchiude come una conchiglia un paesaggio dolce e sinuoso di foreste di cerri, aceri, faggi, di boschetti di ginepro, di piccoli e grandi prati che degradano delicatamente verso la valle. I crepacci del Balzo della Chiesa, del monte Capraro e del monte Sterpi d'Alto sono nascosti talvolta dalle fronde scure di gruppi di rarissimi pini neri.

Gli itinerari in questo angolo di paradiso dove madre natura è libera di manifestarsi in tutto il suo splendore sono selezionati ed esclusivi. La Camosciara è infatti una riserva integrale. In alto, sulle pendici orientali del monte Sterpi d'Alto e lungo l'antico tratturo regio, sorge il grazioso borgo di
Civitella Alfedena. Di origine medievale vanta la particolare conservazione delle sue caratteristiche architettoniche e della sua integrità paesaggistica. Le case di pietra del centro storico sono tutte raccolte intorno alla chiesa barocca di San Nicola. Da Civitella Alfedena è possibile partire in escursione su itinerari veramente esclusivi oltre che visitare il museo e l'area del
lupo e l'area
lince. L'escursione alla Val di Rose è una delle più famose del Parco e garantisce l'incontro con branchi di
camosci al pascolo. A
Villetta Barrea l'architettura di alcuni palazzi ricorda la presenza di alcune famiglie nobiliari che dominavano su una società rurale e pastorale. Alle sue spalle il Pino Nero si arrampica sulle ripide pendici del Monte Mattone.

Da qui, attraverso il passo Godi e oltre i confini del Parco, si raggiungono la valle del fiume Saggittario e il caratteristico borgo di Scanno, ricco di cultura e attività tradizionali. Barrea da il nome al Lago adagiato ai suoi piedi e possiede un centro storico di grande valore. Si affaccia su una selvaggia gola scavata dal Sangro nel tempo con impazienza. Vari itinerari portano alla Valle Iannanghera, all'altopiano morenico del lago Vivo e sotto le creste della grandiosa catena montuosa che congiunge il monte Meta al monte Petroso, la cima più alta del Parco. La selva Bella, la valle del Rio Torto, le foreste sulle pendici del monte Tartaro congiungono i territori di Barrea a quelli di Alfedena. Ci si avvicina così ai territori del Molise e a territori di rara bellezza ancora poco conosciuti.