La nuova proposta di intervento della Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemilia, sul Docup (annualità 2000-2006 di circa 25-30 milioni di euro), sta provocando da diversi giorni sulla stampa molti interventi. Un botta e risposta (pro e contro) di vari personaggi e forse politiche locali, con il risultato di un’ubriacatura generale dell’opinione pubblica. Il cittadino comune ha difficoltà a capire una realtà mostrata a pezzi. Sembra di assistere a una lite di tanti galli in un pollaio, dove ognuno rivendica il ruolo di protagonista nella scelta di come, dove e quanto, devono essere destinate le risorse. Oggi sembra strano una baruffa del genere, ripensando che nel 2004 quanto il Docup fu stralciato, non si alzò nessuna voce per difendere il finanziamento. I politici sicuramente come sempre troveranno le vecchie scuse retoriche (io non c’ero, io non rivestivo quella carica, io non ero stato eletto ecc.), ma credo che non bastino. L’unico progetto unitario, che sembrava star bene a tutti, raggiunto dai comuni con molta difficoltà nel 2007, è stato bocciato dall’assessore regionale Tommaso Ginoble, perché secondo lui non rientravano nella finalità del finanziamento. Venivano a mancare le prerogative di un sistema di mobilità pubblica (fune, gomma e ferro), che collegava la realtà di tre comprensori Alto Sangro, Altopiano delle Cinquemilia e Valle del Sagittario, inoltre, perché mancavano anche gli investimenti dei privati. La sensazione che molti hanno (insieme a Rifondazione comunista di Pescasseroli) è che alcuni stiano cercando di spostare i finanziamenti in altri lidi e la zona paghi la mancata elezione di qualcuno in cariche di partito. Se questa è la realtà, possiamo anche non condividere il fatto che l’intervento sposti la maggior parte delle risorse sull’Altopiano delle Cinquemilia, ma sicuramente il progetto proposto, pone definitivamente la Regione di fronte ad una scelta. Dovrà finalmente dare una risposta chiara, alle istanze avanzate da questa parte del territorio interno, dimenticato da sempre dalla politica regionale. Le scelte fatte dalle municipalità, possono sembrare dettate dal campanile ( lo erano anche quelle del progetto unitario e nessuno ha sollevato obiezioni), in teoria, dovrebbero essere quelle, che dovrebbero soddisfare i bisogni dei comuni. E’ comprensibile che questi, non delegano pianificazioni di loro competenza ad altri (Provincia e Enti Parco), e puntano su progetti (sbagliati che siano) che loro ritengono prioritari, se vogliono dare delle risposte immediate ai cittadini. Possono anche non piacere gli impianti di risalita, ma sono parte integrante dell’intero sistema del comprensorio della comunità montana, vitali per alcuni paesi. Un forte contrasto, una realtà che non si può far finta di ignorare, con cui bisogna chiaramente confrontarsi. Se si vuole invertire un cosiddetto sviluppo distorto, bisogna abbandonare un attimo la filosofia. Gli Enti preposti (Provincia e Enti Parco) devono cercare loro le risorse per progetti alternativi e subito cantierabili, nella logica di una politica ambientale attiva, altrimenti diventa difficile poi imporre scelte in un banchetto già predisposto. Bloccare oggi finanziamenti e investimenti su un territorio fortemente in crisi, sarebbe una scelta che la gente non capirebbe. Non si vuole difendere il nuovo intervento previsto dalla comunità montana, basti solo pensare che il comune di Pescasseroli, si è completamente dimenticata della loc. 'Macchiarvana' con i suoi anelli di sci di fondo, al servizio dell’intero comprensorio. Piccoli interventi porterebbero alla sua definitiva sistemazione, rendendola una delle più belle e simpatiche stazioni dell’Appennino. Ricordate cosa dissero i governanti, quanto alcuni ignoti bruciarono i prefabbricati della scuola di sci in questa località: "Li ricostruiremo più belli e forti che prima"; parole al vento! Inoltre lo studio di un altro piccolo intervento, senza un grosso impatto ambientale, avrebbe potuto collegare quest’area, con il polo in fase di realizzazione della "Casteluccia" nel versante laziale, un collegamento interregionale, che avrebbe portato un 30% di aumento del finanziamento da parte della Comunità Europea, non si spaventino gli ambientalisti, purtroppo è la realtà. Non si vuole neanche condividere la scelta e i modi dell’intervento, ma i tempi per una discussione e riflessione, forse non ci sono più, il calendario prevede una serie di tappe forzate, utopistiche e fa nascere spontanea la domanda: "Scusate ma anche in questo caso, la colpa di chi è?".