A proposito di poltronificio nei parchi. Il Ministro Stefania Prestigiacomo, presentando le linee guida del Ministero dell’Ambiente in commissione ambiente della Camera, oggi 1 luglio, è stata chiara. Gli enti parco non saranno soppressi, ma su una cosa bisogna muoversi: la riforma della legge quadro sulle aree protette che elimini il "poltronificio", definendo così i Consigli di amministrazione degli enti parco. Una posizione condivisibile, dodici persone nei Cda sono tante, forse troppe e qualcuna in meno non guasterebbe. Basta guardare l’esempio del parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e l’attuale composizione del consiglio direttivo per capire che il neo ministro dell’ambiente non ha tutti i torti. Oltre ai cinque componenti designati dalla Comunità del Parco, tre sono in carica e gli altri dovranno essere designati proprio il 4 luglio, ci sono quelli di nomina ministeriale. Anche qui la scelta del precedente Ministro di centro sinistra, prima di Alfonso Pecoraro Scanio, quella di Altero Matteoli del centro destra, è stata poco coerente. Infatti, invece di esperti, nelle nomine del Ministero dell’Ambiente e in quello delle Risorse Agricole e Forestali, si è favorita la politica locale. Laudo La Cesa, ex sindaco di Pescasseroli ed esponente locale della Margherita ora nel partito democratico (anche se schierato contro l’ex sindaco del Pd, Carmelo Giura, uscito sconfitto nelle amministrative dell’aprile scorso) si ritrova nel consiglio direttivo.
Assieme a lui Pio Forte, ex sindaco di Bisegna approdato nel Pd. Insomma tanti politici locali che, nel confronto all’interno del consiglio direttivo, soprattutto quando si parla di pianificazione urbanistica (l’intesa sul Prg tra Ente parco e Comune è un atto obbligatorio e pone l’ente locale in una posizione subalterna) il rischio reale è che i soggetti, quelli cosiddetti istituzionali, siano sempre più legati alla politica locale piuttosto che al principio generale di discrezionalità, e non di discrezione, che regola l’azione della pubblica amministrazione. Il parco d’Abruzzo non è il solo esempio tra i parchi nazionali. Basta fare un giro per le numerose aree protette disseminate lungo lo stivale per vedere come tanti ex sindaci, ex consiglieri, oppure consiglieri in carica, si siano trovati nel consiglio di amministrazione dei parchi tra le nomine ministeriali. Questo senza dimenticare, oltretutto, le nomine delle associazioni ambientaliste. Anche in quel caso (due nomine per ogni ente parco) il Manuale Cencelli, modello verde-ambiente, è ad uso e consumo delle nomine. Insomma il Ministro Prestigiacomo ha detto di voler eliminare il poltronificio. Bene, su questo non si può che essere d’accordo. Ci sarebbe, però, anche un’altra proposta da mettere in cantiere: quella della rappresentanza degli enti locali. E’ possibile che un comune che abbia un ettaro in un parco pesi, nelle decisioni, come quello che in esso ha l’intero territorio? Qualche riflessione in questa direzione andrebbe fatta e forse sarebbe il caso di iniziare sin da ora, senza ideologismi e senza paure che modificare la legge quadro sulle aree protette possa rappresentare un attacco ai parchi. Forse un attacco alle poltrone, questo si, e non sarebbe il male maggiore.